Senza più stagioni

  • Silvia Corbella Psicoanalista, Società Psicoanalitica Italiana

Abstract

Intendo provocatoriamente sintetizzare con questo titolo alcuni aspetti che caratterizzano la società occidentale contemporanea del “tutto subito.” Il futuro è già oggi, non c’è il tempo di costruirlo, di pensarlo: le ciliege ci sono a Natale, e l’estate è raggiungibile in poche ore, il tempo di un viaggio in aereo. E se le stagioni metereologiche sono compresenti potenzialmente in tutto l’arco dell’anno cronologico, quelle della vita, nell’ideale condiviso, rischiano di appiattirsi in una lunga infinita estate. Dove sono finiti i riti di passaggio che confermano e danno valore ai ritmi della crescita, in questo tempo in frantumi ( A. Green) e che non passa ( J.B. Pontalis)? Come non mai abbiamo bisogno di una presa di coscienza collettiva, di una presa in carico multipla del mondo. Il problema dell’appiattimento del tempo non riguarda solo noi. Ci sono non poche continuità fra il malessere che affligge la società occidentale e quello che affligge la società islamica, così come vi sono molteplici e fondamentali differenze. Benslama utilizza a questo proposito un termine particolarmente adeguato: “intersezioni”, da intendersi nel duplice senso di intersectio, ossia al contempo incontro e frattura . In questo contesto mi piace ricordare l’intersezione rispetto al problema del tempo. Anche nella società islamica il tempo non si articola in tutte le sue possibile declinazioni ma, diversamente da quanto accade dalla nostra società, è appiattita sul passato. Se l’islam è appiattito sul passato e l’occidente sul presente dell’immediatezza, l’elemento di continuità drammatico è la mancanza di orizzonte di attesa che apra al futuro della specie, al futuro del nostro pianeta, al nostro futuro. Se l’islam divora l’avvenire, il presente del consumo rischia di consumare il tempo. Cosa possiamo fare nel nostro ruolo di psicoanalisti ? Possiamo aiutare chi si rivolge a noi, a far ripartire il tempo e lo spazio da quella che Pontalis (1997) rifacendosi a Quignard (1990) ha definito la Quinta stagione : “che erra furtivamente tutta la vita, che incalza le stagioni del calendario, che visita un po’ le attività del giorno, spesso i sentimenti, sempre il sonno, per le vie traverse dei sogni e dei racconti nei quali questi si traducono…” Pontalis vede in questa Quinta stagione un nome evocativo per designare l’inconscio , “come esercitante un’attrazione sugli altri sistemi, sulle altre stagioni, attrazione che imprime loro un movimento: l’inconscio come circuito aperto.” Evidenzierò come il preconscio portavoce dell’inconscio, inteso come sistema aperto, attraverso la relazione psicoanalitica, i sogni e le libere associazioni nel percorso individuale e la catena associativa in quello di gruppo, permetterà di attivare quel movimento di soggettivazione che porterà a recuperare il tempo e le stagioni della propria vita arricchendoli con proprie fantasie e propri sogni non più appiattiti su stereotipi omologabili e impersonali.

Biografia dell'autore

Silvia Corbella Psicoanalista, Società Psicoanalitica Italiana
 
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Pubblicato
2017-06-29
Come citare l'articolo
CORBELLA, Silvia. Senza più stagioni. Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo, [S.l.], n. 1, p. pp. 31-39, giu. 2017. ISSN 2532-6929. Disponibile all'indirizzo: <http://www.polarispsicoanalisi.it/ojs/index.php/ppmc/article/view/4>. Data di accesso: 11 apr. 2021