• Cover del n.4 della rivista di psicoanalisi: "Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo" Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo; n.4, 2018
    N. 4 (2018)

    Il numero 4 di Polaris si presenta in maniera molto varia. Come da tradizione della Rivista, riporta la traduzione di un articolo di uno psicoanalista straniero Robert Grossmark che propone una riflessione su un approccio relazionale non intrusivo. Un articolo estremamente interessante che pone l'accento su un coinvolgimento intersoggettivo tra analista e paziente e l'enactment di stati dissociati e non espressi.

    Uno stimolo di riflessione sul sociale da parte di Gabriella Mariotti, Paola Bennati e Silvia Corbella che s’interrogano sul ruolo della psicoanalisi rispetto ai fenomeni attuali socio-politici. A seguire la rivista affronta tematiche riguardanti l'adolescenza con un lavoro di Stefania Marinelli e si addentra con un lavoro di Autuori, Marzana e Milanese nel trattamento di una terapia infantile condotta in contemporanea su più fratelli che hanno perduto i genitori. Sempre sul tema del trattamento infantile ritroviamo Beschi e Curone che affrontano il tema dell’autismo in chiave psicoanalitica e un lavoro di Gatto assieme a Pensa che affrontano un trattamento che prevede da un lato una psicoterapia di un bambino e un intervento educativo di assistenza domiciliare da parte di un educatore.

    Basola, Massardi e Matzger riprendono il tema, affrontato nel numero precedente, dell'addiction. Affrontano direttamente psicoterapie su pazienti che soffrono di una profonda fragilità del sé e si mette in luce anche come attraverso il processo terapeutico si possa favorire una ricostruzione di un'autorità credibile nella relazione genitori-figli.

    Chiude il numero una recensione di Monica Fabra su un libro di Maria Chiara Risoldi: #MeToo. Il Patriarcato dalle Mimose all’Hasthatg.

  • Copertina n.3 rivista "Polaris psicoanalisi e mondo contemporaneo" Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo; n.3, 2018
    N. 3 (2018)

    Il numero 3 di Polaris si presenta estremamente ricco sotto molti punti di vista.

    La rivista si apre con la traduzione di un lavoro di uno psicoanalista brasiliano, Gilberto Safra, che a partire dall'analisi socio-culturale e contemporanea e da riflessioni provenienti da una lunga esperienza terapeutica affronta le nuove modalità di soggettivazione dei pazienti. Mette in luce come i meccanismi di difesa contro l'esperienza della noia e della abulia della vita diano origine a nuove personalità postmoderne.

    Argentieri ci propone uno scritto derivante da una serie di riflessioni su un lungo carteggio avuto con lo scrittore sudafricano Coetzee. L'autrice mette in luce i punti in comune sotto il profilo psicoanalitico col pensiero dello scrittore sudafricano. S’interroga sulla necessità degli esseri umani di raccontarsi e parallelamente di inventare delle storie. Affronta tematiche come la veridicità di una storia, parla del falso, dell'ambiguità, del pregiudizio; tutte tematiche che si ritrovano nella narrativa come nei racconti dei pazienti in analisi.

    L'articolo scritto a più mani, nell’incontro tra medici e psicoanalisti (Gallimberti e Bonci con Zucca Alessandrelli e Tagliagambe) affronta il tema della dipendenza da cocaina. Gli autori raccontano un'esperienza di ricerca che parte dalla stimolazione transcranica su pazienti dipendenti da cocaina. La scoperta che tale trattamento annulli il craving della dipendenza da cocaina ripristinando gli originali partner cerebrali nel paziente e generando uno stato di benessere apre la strada per una nuova forma di trattamento. La ricerca mette in correlazione tale intervento con il successivo trattamento nell'ambito psicoanalitico permettendo ai clinici di osservare segni e sintomi da imputare al cervello e quali alla mente e determinare, così, importanti ricadute positive sulla natura della dipendenza da cocaina. Si prendono in esame i primi casi clinici che hanno beneficiato di questo duplice intervento da un lato stimolazione transcranica e dall'altro intervento psicoanalitico. Un approccio combinato che permette di attivare numerosi progetti di ricerca finora considerati impossibili.

    Col proseguire degli articoli, la dottoressa Mariotti ci porta direttamente nella coppia analitica affrontando il tema dell'intimità con particolare attenzione agli elementi negativi che possono indebolire l'efficacia terapeutica. L'autrice, attraverso la presentazione di casi clinici, mette in luce dinamiche come la collusione, l'effrazione e la manipolazione mostrando come possano impedire l'efficacia terapeutica. Attraverso la propria esperienza mostra come la capacità dell'analista di accogliere angosce inelaborate del suo paziente, mantenendo un buon dialogo intimo con sé, promuova positivamente l'esperienza intima tra analista e paziente diventando motore del cambiamento per quest'ultimo.

    Anche Giambalvo ci porta all'interno della stanza di terapia parlando di una coppia in crisi per l'arrivo di un terzo, il figlio. L’autrice mostra come sia necessario per aiutarli a riattivare le loro potenzialità creative, passare attraverso una gestione delle distanze, del riconoscimento e del contenimento delle differenze reciproche.

    Il lavoro di Jannaccone Pazzi affronta il difficile ruolo di uno psicanalista al lavoro in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Viene messa in luce attraverso il racconto di due casi clinici in una psicoterapia di gruppo la complicata posizione dell'analista che lavora in una struttura senza essere inserito nell'équipe. Attraverso le vignette cliniche l'autore mostra come in tale conteso sia necessario adottare un atteggiamento flessibile, spesso poco ortodosso, ma come questo possa portare a confrontarsi con il rischio di violare il segreto professionale proprio in quei momenti di profonda crisi del paziente.

    Infine l’articolo di Ruggieri ci mette a confronto col tema della diagnosi. L’autore si concentra nello specifico sulla diagnosi borderline; sottolinea come una diagnosi errata possa generare conseguenze molto rischiose in termini di prognosi e di eventuali errori nel trattamento del paziente. Viene discusso come il processo diagnostico possa essere un momento fondamentale per accrescere la consapevolezza del paziente ma possa anche divenire, quando mal gestito, ostacolo rispetto alla costruzione di un contatto con se stesso.

  • Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo n.2 - Dicembre 2017 Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo; n.2, 2017
    N. 2 (2017)

    Questo numero di Polaris riunisce i lavori presentati al Congresso Terza guerra mondiale? La gestione della morte tra le nuove emergenze sociali e la loro soluzione all’interno del simposio Terrorismo, conflitti e psiche: il gruppo come strumento di elaborazione e ha allargato ulteriormente i suoi orizzonti grazie all’attenzione data alla guerra negli scritti di Nadia Fina, Gabriella Mariotti e Robi Friedman e al contributo di Adone Brandalise.

    Nadia Fina nell’analisi ricca e puntuale del pensiero di Jung rispetto alla guerra sottolinea l’importanza per l’autore della questione morale da cui non si può prescindere se si vuole comprendere il significato ultimo della vita. Il tema dell’etica ci rimanda a quello della responsabilità, che viene ripreso anche nel lavoro molto ben articolato di Gabriella Mariotti che prende in considerazione il carteggio fra Freud e Einstein rispetto alla guerra e il modo in cui Freud affronta il tema della distruttività e dei conflitti insieme all’auspicio che la cultura di pace possa divenire “seconda natura”. Robi Friedman nel suo coinvolgente lavoro, in cui condivide con i lettori anche la sua personale esperienza di guerra, ci parla della matrice del soldato che è caratterizzata da identificazioni e ruoli specifici. In una situazione di guerra la cultura del gruppo induce a ruoli sempre più rigidi dominati dall’aggressività, ma anche dallo spirito di dedizione e di sacrificio verso il proprio gruppo. I soldati, ma anche altre persone entro la stessa sfera d’influenza della matrice-soldato, possono comunque essere in grado di fare appello alla propria responsabilità individuale divenendo autonomi rispetto al loro gruppo di appartenenza, così da opporsi al potere esercitato da fantasie di esclusione e di emarginazione. Secondo l’autore ciò può essere facilmente raggiunto con il supporto di analisi gruppale rivolta a grandi gruppi.

    Il lavoro interessante e complesso di Adone Brandalise funge da ponte verso gli scritti preparati per il simposio. In particolare ha alcune intersezioni con lo scritto di Silvia Corbella dal momento in cui evidenzia il legame fra l’impossibilità di vivere tutta la temporalità in modo pieno e la logica del terrorismo di cui sottolinea il cortocircuito tra l'identità rigida e la ricerca di un'autoaffermazione attraverso l'azione autodistruttiva.

    I lavori che seguono, portati al Congresso, evidenziano, anche attraverso esempi clinici, l’importanza del gruppo (terapeutico, esperienziale, di lavoro, di supervisione), come strumento privilegiato di elaborazione di tensioni e di conflitti e anche delle conseguenze degli attacchi terroristici a cui è esposto il mondo contemporaneo, accadimenti traumatici che direttamente o indirettamente ci colpiscono e coinvolgono a livello conscio e inconscio. Silvia Corbella, oltre a considerare le ricadute emotive che nella nostra quotidianità personale e professionale producono gli atti terroristici, fa riferimento ai processi di soggettivazione resi particolarmente difficili nella società contemporanea sia nel mondo occidentale sia nel mondo islamico, con possibili intersezioni, -nel duplice senso di intersectio, ossia al contempo incontro e frattura- fra i due mondi e prende in considerazione la cultura che si costruisce nel gruppo analiticamente condotto. Sottolinea i rischi nel mondo contemporaneo del diffondersi di un pensiero integralista che va pericolosamente a braccetto con il funzionamento delle macchine digitali che hanno modificato anche il nostro modo di pensare. Il filo rosso che unisce tutti i lavori si articola fra il concetto di responsabilità e quello di speranza, concetti che ci chiamano, come gruppoanalisti, a impegnarci in un lavoro di formazione e prevenzione e a porci come interlocutori, insieme ad esperti in altre discipline, a favore di un sociale capace di applicare a livello allargato, nei piccoli, medi e grandi gruppi, la cultura gruppoanalitica.

  • Copertina rivista Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo N.1 Polaris. Psicoanalisi e mondo contemporaneo; n.1, 2017
    N. 1 (2017)

    Abbiamo scelto di essere online e ad accesso gratuito perché vogliamo proseguire nello spirito sociale del nostro gruppo. L'intento di questa nuova rivista di psicoanalisi (sezione presentazione della rivista), quadrimestrale, rimane quello di un orientamento al dibattito e al confronto aperto in ambito psicoanalitico con particolare attenzione ai cambiamenti sociali.

    Nel primo numero riportiamo alcuni lavori letti al convegno de gli argonauti nel novembre del 2016 attraverso i quali si può cogliere come l’analista, pur mantenendo il contatto con il paziente conservi uno sguardo aperto sul mondo e sui fenomeni che lo circondano. L’articolo di Zucca Alessandrelli mostra come l’intreccio transfert - controtransfert si sia articolato e ampliato fino a considerare la relazione tra paziente ed analista un fattore fondamentale dell’esperienza evolutiva della cura. Zucca Alessandrelli mette in luce come occorra riconoscere nella formazione e nello sviluppo libidico-emotivo della mente un terzo principio, un’area intermediaria che genera nella coppia analitica complicità di intuizioni, giocose e serie al tempo stesso che, a loro volta, producono comunicazioni feconde per lo sviluppo. Un processo terziario di scambio che, esaltando la potenza dell’illusione, nel dar forma al senso, produce gli stati incantati della cura.
    Come nella nostra tradizione nel numero non manca la traduzione di un autore straniero a cura di Mariotti. In questo numero abbiamo inserito un lavoro di François Ladame riferito all’adolescenza. L’autore affronta la questione relativa al rapporto tra odio e adolescenza vista come un gioco di specchi: da una parte, descrive l’odio che l’adolescente può provare sia verso l’altro che verso se stesso; dall’altra, viene descritto l’odio di cui l’adolescente può essere oggetto, quello verso gli adolescenti stessi.
    Mariotti, nello scritto che segue, concentra lo sguardo sulla parola usata in analisi come disvelatore di dinamiche relazionali inconsce, collusioni, evitamenti che possono stabilirsi nella coppia terapeutica. Ci mostra come tali espressioni si aggancino a fenomeni di riduzione linguistica fino a sottrarre alle parole stesse la loro funzione fàtica.
    Attraverso il lavoro di Corbella si riflette sul tema dell’appiattimento del tempo. Il futuro è già oggi, non c’è il tempo di costruirlo, di pensarlo. L’autrice si chiede dove siano finiti i riti di passaggio che confermano e danno valore ai ritmi della crescita, proprio in un tempo in frantumi (A. Green) e che non passa (J.B. Pontalis). Come non mai, sostiene ci sia il bisogno di una presa di coscienza collettiva, di una presa in carico multipla del mondo. Evidenzia come attraverso il preconscio, portavoce dell’inconscio, mediante la relazione psicoanalitica, i sogni e le libere associazioni si attivi quel movimento di soggettivazione che porta al recupero del tempo e delle stagioni della propria vita arricchendoli con proprie fantasie e sogni non più appiattiti su stereotipi omologabili e impersonali.
    Con lo scritto di Cattaneo ci caliamo in un nuovo modo di comunicare in terapia. L’autrice introduce l’uso di strumenti tecnologici attuali all’interno della relazione terapeutica riflettendo su differenti modi di comunicare e come questi eliminino virtualmente ogni distanza e producano nuovi setting relazionali.
    A partire da un'intervista a Fabio Magnasciutti, noto illustratore che nelle proprie vignette raffigura di frequente la stanza d’analisi, Meotti sviluppa una riflessione sulla situazione attuale della psicoanalisi e sulla sua specificità rispetto ad altre forme di cura.
    Raccogliere la provocazione che scaturisce dalla rappresentazione ironica del setting analitico consente all’autrice di interrogarsi a fondo sugli aspetti paradossali che lo caratterizzano e sulle difese che esso può suscitare in coloro che lo avvicinano.
    Monguzzi pone lo sguardo al sociale e descrive come proprio l’ambiente socio-culturale di appartenenza iscriva il soggetto all’interno di tracce e tendenze dominanti, suggerendo un approccio alla realtà e modi di fare esperienza fondati su mentalità e abitudini peculiari.
    Nell’ambito dell’operare psicoanalitico Monguzzi riferisce come un incontro contenga connotati di base della sofferenza psichica attuale mostrandoci come l’economia psichica dominante della contemporaneità sia caratterizzata dalla problematica dell’identità e della simbolizzazione. Per concludere, Tagliagambe ci porta dritti nel cuore dell'analisi.
    Riflettendo sull’ansia e sull'angoscia, visti come stati d’animo naturali che, comunque si manifestino, fanno parte dell’esistenza umana, ci mostra come, una volta che assunta una dimensione patologica, tali stati emotivi sono spesso confusi in un vissuto non in grado di definirne motivazioni e origine.

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